Stanno aumentando sempre di più in numero di ambulatori di Agopuntura in Ospedale a cui è possibile accedere con il Servizio Sanitario Nazionale. Molti di questi sono stati aperti da nostri ex studenti. Trovate un articolo in merito qui.
Oggi ci facciamo raccontare dalla Dott.ssa Silvia Pivi la sua esperienza presso l’Ospedale di Cesenatico.

Come è nato l’ambulatorio?
L’ambulatorio di agopuntura dell’Ospedale Marconi Di Cesenatico fa parte del servizio di Terapia Antalgica di Cesena. E’ nato nel 2017 col desiderio di cominciare a trattare sia le cefalee emicraniche sia i pazienti anziani più fragili che presentavano cervicalgia o cervico-brachialgia e non potevano essere trattati con terapie classiche. Infiltrazioni cortisoniche in questi pazienti erano precluse , o perché in terapia con anticoagulanti orali, o perché presentavano comorbidità severe, diabete o artrosi diffusa anche ad altre articolazioni. La nascita dell’ambulatorio dentro un servizio del SSN è stata favorita dalla delibera del 2014, che ha inserito nei LEA dell’Emilia Romagna il trattamento con agopuntura di cefalea muscolo tensiva, profilassi di cefalea emicranica e lombosciatalgia.
Chi vi può accedere?
A questo ambulatorio possono accedere al momento i pazienti che vengono inviati dal medico di Medicina Generale o dagli altri specialisti SSN all’ambulatorio di Terapia Antalgica da qui viene fatta una prima valutazione e quindi consegnata un’impegnativa per poter accedere ad un ciclo di sei sedute settimanali di agopuntura. Si svolge il giovedì e il venerdì a settimane alterne presso l’ospedale Marconi di Cesenatico.
L’esperienza della dott.ssa Pivi

Questo ambulatorio si è affacciato timidamente nel panorama della terapia antalgica, ma ha progressivamente creato attorno a sé una grande curiosità innanzitutto da parte dei pazienti, che hanno cominciato a chiedere di poter accedere anche ad un percorso meno invasivo come quello dell’agopuntura.
L’efficacia e il beneficio che ne ricavavano i pazienti ha creato sempre più eco, attraverso i racconti che gli stessi facevano in sala d’aspetto; fin da subito sono rimasti molto stupiti del fatto che questa tecnica potesse essere disponibile anche in ospedale.
Anche io ero stupita, in particolare di alcuni risultati inattesi: mi aspettavo che l’agopuntura potesse dimostrare la sua efficacia nel trattamento dell’emicrania, ma non pensavo che pazienti particolarmente compromessi, ad esempio anziani con ponti osteofitici cervicali e artrosi diffusa, riprendessero mobilità e manifestassero riduzione del dolore cervicale.
Le infermiere che affiancano i medici negli ambulatori mi facevano pian piano notare come i pazienti, soprattutto le donne cefalalgiche, “ cambiassero sguardo”: erano progressivamente più rilassate, più disposte ad affidarsi, si sentivano ascoltate. Per la prima volta i loro sintomi erano inquadrati in una sindrome, che non capivano “..vuoto di sangue, stasi di Qi”…ma che dava valore alle loro parole, togliendole dalla sensazione di inventarsi i sintomi o dall’etichetta scomoda e forse abusata di habitus fibromialgico.
Il riconoscimento dell’Agopuntura in Ospedale
Sono particolarmente grata e fiera di poter svolgere l’agopuntura all’interno del sistema sanitario, perché questo permette di mantenere l’aspetto di scientificità della nostra disciplina: nel corridoio, il nostro ambulatorio, con scritto fuori “agopuntura” è immediatamente prima di quello di diabetologia, neurologia e reumatologia.
Nell’immaginario comune infatti, essendo questa una disciplina che proviene dall’Oriente e che non comporta l’utilizzo di farmaci, rischia di diventare qualcosa in cui “bisogna credere”. Sono molti i pazienti che all’inizio mi dicevano “ io non ci credo, proviamo lo stesso”. I miei preferiti erano però alcuni anziani, che, dopo avermi chiesto spiegazioni sulla loro patologia, sentendomi parlare di yin e di yang, mi dicevano, in dialetto, “ io non ho capito niente, l’importante è che funzioni”.
Medicina Integrata non Alternativa
Ho imparato, negli anni di frequenza in ambulatorio da Di Concetto, che la medicina tradizionale cinese è realmente complementare alla medicina occidentale: i pazienti mi vedono sempre in camice, se ho dei dubbi richiedo una risonanza, e vedo pazienti con cefalea che quasi sempre sono state visitate prima da un neurologo.
A volte è stato necessario ritornare dalla medicina cinese alla medicina occidentale: ho avuto una paziente con cefalea frontale che, dopo un anno in cui, oltre a me, aveva visto molti altri specialisti ..ha risolto il problema mettendo gli occhiali…
Ma particolarmente soddisfacente è trovare un rimedio al contrario per quei pazienti che non lo hanno trovato con le tecniche tradizionali occidentali e che ora hanno a disposizione un’arma in più per stare meglio!
Dott.ssa Silvia Pivi
La Dottoressa Silvia Pivi si occupa di Terapia Antalgica dal 2010. Si è diplomata presso Accademia di MTC nel 2014 e da allora si è subito attivata per portare l’agopuntura nel Servizio Sanitario Nazionale con ottimi risultati.